Testi critici di Camilla Trussardi

L’antidoto amaro – Testo critico per la personale di Francesco Galmarini

di Camilla Trussardi

L’immortalità è indifferente al corpo.

Il corpo «non conosce che il pulsare del sangue»1.

E per quant’arduo sia tentare di riconciliarsi con la condizione di impermanenza della vita, a chi vi si oppone non arride che una consolatoria illusione, col suo sapore che pare il «dolce e biondo liquore del miele»2.

È un antidoto amaro3. Continua a leggere

Il pittore e la fantasia1. – Testo critico per la personale di Gianfranco Asveri

di Camilla Trussardi

«E se il mortale nelle angosce ammuta, di cantar com’io soffro un dio mi dona!».

Profuse da Torquato Tasso a epilogo dell’omonima tragedia goethiana, le parole, qui evocate a memoria del lettore, faranno da cornice alle riflessioni su quel regno psichico della fantasia che Freud identifica quale sede della creatività artistica: un rifugio simile a un «convento nel quale solevano ritirarsi tutte le persone che la vita aveva deluso o che si sentivano troppo deboli per affrontarla»2.

Ripercorrendo, dunque, i versi citati, Freud rammenta che «vi è una specie di uomini, ai quali non un dio, ma una dea severa – la Necessità – ha imposto di comunicare il loro cordoglio e ciò di cui vanno lieti»3: se l’uomo comune si tace dinanzi a emozioni sopraffacenti e di pena e di gioia che lo pervadono, l’artista, per contro, è sospinto da un impeto, «per forza de la necessitate»4, di esternazione dei propri moti dell’anima nella forma che meglio gli si acconcia. Continua a leggere

S/NODI – Testo critico per la collettiva di Aldo Ambrosini, Fausto Bianchi, Grazia Giani, Luca Lischetti, Vito Scamarcia

di Camilla Trussardi

In singolare risonanza con la poetica sintetizzata in S/NODI, echeggiano le parole di Foucault: «un giorno, forse, il secolo sarà deleuziano»1.

E non già da un medesimo orizzonte, da una traiettoria lineare si potrebbe vedere un sistema complesso risuonare, ma, di contro, solo dall’intersezione di soggetti eterogenei che innervano uno schema reticolare e ne costituiscono le polarità.

Sradicando dal terreno epistemologico il concetto di struttura arboriforme, Deleuze suggerisce una lettura della realtà in termini rizomatici, definita da un movimento che si ramifica in molteplici direzioni disancorate da un centro, a riflettere la varietà delle relazioni che lo compongono, in un insieme irriducibile alla mera somma delle sue parti, giacché da concepirsi solo come l’evolversi mutevole delle connessioni fra di esse. Continua a leggere

Nell’anima della natura morta – Testo critico per la personale di Massimo Villa

di Camilla Trussardi

«Persino una natura morta può essere “animata” dalla simulazione incarnata che evoca nel cervello dell’osservatore»1: una sintesi pregnante che condensa finemente il frutto di uno studio interdisciplinare in cui a intersecarsi sono arte e neuroscienza.

A vibrare nel sostrato empirico indagato dai ricercatori Freedberg e Gallese era l’idea che l’elemento cardine nell’apprezzamento estetico fosse costituito dall’attivazione di «meccanismi incarnati in grado di simulare azioni, emozioni e sensazioni corporee e che questi meccanismi siano universali»2: in altri termini, l’arte distilla l’esperienza condivisa che ogni essere umano fa dell’evidenza naturale del mondo, in ragione della sussistenza di comuni processi neuronali attivati, così universalizzandola. Continua a leggere

Il perturbante – Testo critico per la personale di Luca Lischetti

di Camilla Trussardi

«Sembra che noi tutti, nella nostra evoluzione individuale, abbiamo attraversato una fase corrispondente a questo animismo dei primitivi, che questa fase non sia stata superata da nessuno di noi senza lasciarsi dietro residui e tracce ancora suscettibili di manifestazione, e che tutto ciò che oggi ci appare “perturbante” risponda a questa condizione: di toccare tali residui di attività psichica animistica e di spingerli a manifestarsi»1.

V’è un tempo in cui l’essere umano dà significato al mondo circostante muovendo i propri passi lungo il flebile confine tra fantasia e reale, in una ricerca di senso dell’alterità che permetta di fuggire la paura dell’incerto: è il tempo dell’infanzia.

Nell’elaborazione teorica piagetiana, l’animismo si colloca in una fase dello sviluppo stadiale antecedente alla formazione del pensiero logico-razionale e va manifestando la propria intrinsecità nell’attribuzione di vita e coscienza agli elementi, ancorché inanimati, del mondo naturale. Continua a leggere