Nell’anima della natura morta – Testo critico per la personale di Massimo Villa
di Camilla Trussardi
«Persino una natura morta può essere “animata” dalla simulazione incarnata che evoca nel cervello dell’osservatore»1: una sintesi pregnante che condensa finemente il frutto di uno studio interdisciplinare in cui a intersecarsi sono arte e neuroscienza.
A vibrare nel sostrato empirico indagato dai ricercatori Freedberg e Gallese era l’idea che l’elemento cardine nell’apprezzamento estetico fosse costituito dall’attivazione di «meccanismi incarnati in grado di simulare azioni, emozioni e sensazioni corporee e che questi meccanismi siano universali»2: in altri termini, l’arte distilla l’esperienza condivisa che ogni essere umano fa dell’evidenza naturale del mondo, in ragione della sussistenza di comuni processi neuronali attivati, così universalizzandola. Continua a leggere


